giovedì 16 ottobre 2008

OR - Ancora violenze a Mossul Danneggiata una chiesa

La solidarietà dei musulmani

Baghdad, 15. "Le ragazze dell'orfanotrofio gestito dalle suore caldee di Mossul erano a pranzo quando hanno sentito un gran rumore e un forte vociare". È monsignor Slemon Warduni, ausiliare del patriarcato di Babilonia dei Caldei a raccontare a "Baghdadhope" ciò che è successo a Mossul lunedì pomeriggio quando l'esplosione di un ordigno ha danneggiato una delle porte d'ingresso della chiesa caldea dedicata alla santa martire Meskenta.
"È una chiesa che risale al x secolo d.C. - aggiunge monsignor Warduni - e si trova vicino all'orfanotrofio delle suore caldee, all'arcivescovado e al vecchio edificio del seminario di San Pietro. Una chiesa antichissima che era stata restaurata dal compianto arcivescovo Rahho che l'aveva molto a cuore".
Per fortuna nell'esplosione non ci sono stati morti o feriti, ma solo danni materiali. Subito dopo l'attentato alcuni giovani volontari si sono prodigati a richiudere la porta danneggiata dall'ordigno.
Da alcuni mesi Mossul è stata presa di mira da parte di bande organizzate che seminano terrore e violenze tra le popolazioni cristiane della città.
"Il Governo - ha sottolineato l'ausiliare di Babilonia dei Caldei - ha inviato i soldati per porre fine alle violenze e continuano le manifestazioni di solidarietà nei confronti dei cristiani. Lunedì pomeriggio, nella chiesa della Vergine Maria di Baghdad ho avuto un lungo incontro con molti musulmani. C'erano una trentina di persone inviate da Muqtada Al Sadr venute a esprimere la propria solidarietà e a offrire aiuto per le famiglie che hanno dovuto abbandonare Mossul, e altri rappresentanti degli sceicchi della città di Ramadi che hanno pubblicamente espresso il proprio dolore e la propria condanna degli eventi di Mossul. Almeno una decina di emittenti televisive - ha proseguito monsignor Warduni - hanno ripreso l'incontro e queste manifestazioni pubbliche di fratellanza e solidarietà rafforzano i legami tra le parti sane del Paese, aperte al dialogo e contrarie alla violenza contro i suoi cittadini".
Nei giorni scorsi anche il patriarca di Babilonia dei Caldei, il cardinale Emmanuel iii Delly, aveva sottolineato che: "Per quattordici secoli abbiamo convissuto con spirito di tolleranza e fraternità, condividendo la vita e costruendo insieme la nostra amata patria. Non dobbiamo lasciare che le forze oscure che vengono dall'esterno smembrino la nostra unità nazionale".
E a proposito di forze oscure che minano la stabilità del Paese e in particolare quella di Mossul, non si riesce a spiegare come mai è stata danneggiata la chiesa di Meskenta che si trova nella parte vecchia della città, nel quartiere di Hay Al Mayassa, mentre gli episodi di violenze dei giorni scorsi sono avvenuti tutti nella zona nuova.
"Non si sa chi abbia danneggiato la chiesa di Meskenta - ha spiegato monsignor Warduni -, certo è presto per dire se la violenza contro i cristiani raggiungerà anche la parte vecchia di Mossul. Sicuramente però non è incoraggiante per le famiglie che ancora sono in città. Preghiamo perché questo episodio possa essere opera isolata di qualche fanatico, e che chiuda un periodo orribile per la città di Mossul di cui sempre si è descritto il panorama come quello di una città dove accanto ai minareti svettavano i campanili, a dimostrazione dell'antichissima convivenza delle diverse religioni".
Intanto, secondo fonti irachene, una trentina di famiglie cristiane di Mossul sono fuggite verso Baghdad dove hanno trovato ospitalità presso parenti e amici, e aiuto da parte delle chiesa di Mar Giwargis. Al momento sono quattordici le vittime cristiane che hanno perso la vita a Mossul.

Nessun commento: