martedì 16 dicembre 2008

Intervista all'arcivescovo di Bombay, cardinale Oswald Gracias, sulla persecuzione

Cristiani in India 
Un Natale per la pace


di Alessandro Trentin 

Sarà un Natale particolare in India a causa della situazione politico-sociale:  il manifestarsi degli attacchi terroristici e delle tensioni interreligiose hanno gettato la nazione in uno stato di shock e di rabbia facendo allungare ombre inquietanti sul suo futuro. La comunità cristiana, in particolare, vive il drammatico propagarsi delle persecuzioni, iniziate prima nello Stato dell'Orissa e poi via via estese in altre aree, come ad esempio il Karnataka. Da agosto, infatti, dopo l'uccisione del leader indù Swami Laxmananda Saraswati, per la quale sono ingiustamente accusati i cristiani, è cresciuta in maniera consistente la lista degli attacchi che hanno causato vittime, feriti e devastazioni di ogni genere soprattutto nei villaggi rurali situati nelle zone più remote, dove vivono dalit e tribali. Nelle campagne, i gruppi di fondamentalisti indù, oramai fuori controllo persino per le stesse organizzazioni politiche di appartenenza, continuano ad agire in violazione dei valori fondanti della costituzione democratica che da secoli ha reso la nazione un modello di riferimento per tutto il continente asiatico. Lo stesso Governo fatica ad agire di fronte all'estremismo religioso. Molte organizzazioni da tempo hanno chiesto e ottenuto di incontrare i responsabili delle istituzioni civili, anche a livello locale, ma al di là delle promesse, non è stato fatto nulla di concreto. Su come i cristiani stanno vivendo il periodo dell'Avvento e le loro preoccupazioni parla al nostro giornale, l'arcivescovo di Bombay, il cardinale Oswald Gracias. 

Qual è l'immagine della Chiesa in India? 

La Chiesa in India è conosciuta per i suoi eccellenti servizi educativi e sanitari e anche per le attività sociali. L'azione missionaria prima protagonista nelle sole città, si è poi progressivamente spostata nei villaggi con la precisa intenzione di aiutare i poveri. La comunità cristiana è apprezzata perché pacifica e orientata al servizio verso il prossimo. La Chiesa cattolica è vista come ben organizzata e disciplinata, così come le altre Chiese. Soltanto le sette pentecostali non sono così ben organizzate. Tuttavia, in media i non cristiani non riescono a distinguere le differenze che caratterizzano le varie confessioni e, per questo, talvolta confondono, generalizzando la disorganizzazione. 

La comunità cristiana è da tempo sotto attacco a causa dei fondamentalisti indù. Il Natale, con le sue celebrazioni, è prossimo. I fedeli come stanno vivendo il periodo dell'Avvento? 

In Orissa e in Karnataka abbiamo avuto momenti molto duri, è stato doloroso. Inoltre, la città di Mumbai (ex Bombay) è stata colpita da attacchi terroristici, che sono i più gravi nella storia dell'India. L'intera nazione si trova in uno stato di shock e di rabbia e, in queste circostanze, è naturale che le celebrazioni natalizie saranno prive della consueta gioia. L'attenzione sarà posta sul messaggio di amore e pace che Gesù può dare. 

Per quali ragioni si è giunti a una così difficile situazione? 

Le ragioni sono diverse:  la principale riguarda l'immediata provocazione prodotta dall'uccisione dello Swami Laxamananda Saraswati, un leader politico che portava avanti una campagna anti conversioni contro i cristiani. Nonostante che la responsabilità dell'omicidio sia stata assunta dal gruppo di estrema sinistra dei "maoisti", si è sparsa la voce che ad ucciderlo sarebbero stati i cristiani. La Chiesa ha condannato l'assassinio e ha negato qualsiasi responsabilità, ma alcuni irresponsabili leader politici indù hanno continuato ad accusare la nostra comunità. La situazione è quindi degenerata. Inoltre tra le ragioni c'è anche il fatto che alcune sètte evangeliche potrebbero essere state meno sensibili nei loro sforzi di evangelizzazione. Infine, concludo, dicendo che c'è la tragica situazione dei politici che cercano di "guadagnare" consensi approfittando di questi conflitti. 

Secondo la sua opinione il Governo e i partiti politici stanno lavorando per fermare la violenza? 

Sia il Governo centrale che quello dell'Orissa sono stati irresponsabili. Inizialmente sembravano mossi dalla volontà di agire. Molte delegazioni hanno avuto occasione di incontrare i leader politici sia a livello centrale che locale, ma al di là delle espressioni di comprensione, nulla è stato veramente fatto. In questo modo le violenze vanno avanti da oltre due mesi. 

A che punto è il dialogo interreligioso? 

Qualche progresso è stato registrato. Quasi tutte le diocesi hanno al loro interno una commissione che si occupa del rapporto tra fedi. Ma io avverto che il dialogo non ha toccato le gente comune; invece a livello di leader religiosi ci sono alcuni contatti. In particolare, nell'arcidiocesi di Bombay, la piccola comunità cristiana sta incentrando la sua attenzione proprio sul dialogo a livello locale. Nel passato, l'autorità pubblica ha provato a costituire dei gruppi in città, appartenenti alle varie religioni, per favorire il loro incontro e la discussione dei problemi. L'iniziativa ha avuto successo. Anche la Chiesa sta promuovendo iniziative simili. 

Qual è il suo messaggio per la comunità cristiana? 

Il mio messaggio per i fedeli è di pace e amore. Le persecuzioni non sono nuove nella Chiesa, ma essa ha sempre trionfato. Il Vangelo e il messaggio di Gesù sono sempre stati vittoriosi. Sono tempi di prova, quelli attuali, per i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli in Orissa, ma con il Signore ci sarà sempre vittoria. Vogliano anche incrementare gli sforzi nel dialogo tra religioni e per promuovere la pace e l'armonia tra la gente. Ed ancora, vogliamo impegnarci per rimuovere tutti i pregiudizi nelle menti delle persone. Non dobbiamo scoraggiarci:  le parole del Signore sono la nostra assicurazione "Io sarò sempre con voi".



(©L'Osservatore Romano - 17 dicembre 2008)

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