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venerdì 28 novembre 2008

Convegno "La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei"

Si è chiuso a Roma il convegno "La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei"

Consigli per la mente di uomini seri


di Marilena Amerise

"La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei", il titolo del convegno che si è svolto ieri, 26 novembre, nel complesso monumentale di Santo Spirito. Un convegno promosso da Finmeccanica e dal Pontificio Consiglio della Cultura e che ha visto la presenza di illustri ospiti, quali il cardinale Tarcisio Bertone che ha rivolto alla nutrita assemblea il saluto iniziale.
Il perché di tale iniziativa, nata dalla collaborazione tra il Dicastero vaticano preposto alla cultura e uno dei più importanti gruppi nel settore dell'alta tecnologia, è stato spiegato da monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel suo discorso che ha concluso i lavori, pubblicato dal nostro giornale.
Finmeccanica sente Galileo come una figura capitale nella sua storia e per questo, in occasione dell'Anno internazionale dell'Astronomia nel 2009 e del sessantesimo anniversario della fondazione del gruppo, essa ha ritenuto opportuno partire da questa figura per far comprendere alla società che la ricerca scientifica non esaurisce le conoscenze su uomo e cosmo, ma deve aprirsi a un dialogo per cogliere la complessità del reale e delle domande ultime dell'esistenza.
Bisogna guardare al futuro con ottimismo nei riguardi dei rapporti tra scienza e fede in quanto "la scienza può purificare la religione dalla superstizione e la religione può purificare la scienza dai falsi assoluti", ha ricordato monsignor Ravasi menzionando la lettera che nel 1988 Giovanni Paolo ii scrisse al gesuita George Coyne, presente all'incontro.
In tal senso, Pier Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, ha dichiarato che "questo convegno sulla figura di Galileo Galilei, promosso da Finmeccanica in occasione del suo sessantesimo anniversario, vuole favorire una riflessione sulla relazione tra la scienza, che attraverso la ragione, l'intuizione e le sue conoscenze tecniche verifica ciò che è possibile e ciò che è impossibile in natura, e il mondo spirituale, che accompagna l'uomo nella sua ricerca del bene per sé e per l'umanità".
La collaborazione tra Pontificio Consiglio della Cultura e Finmeccanica nella realizzazione di questo incontro è pertanto motivata dall'esigenza di portare avanti una riflessione sulle implicazioni etiche delle conoscenze scientifiche e della tecnica.
Esplicativo a questo proposito è il sottotitolo del convegno: "Il valore e la complessità etica della ricerca tecno-scientifica contemporanea", spiega monsignor Melchor Sánchez de Toca, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, che ha seguito da vicino le fasi di realizzazione di questo evento. Sensibilizzare il mondo scientifico e l'opinione pubblica alle applicazioni della scienza e incentivare in tal modo, attraverso la dimensione etica, un dialogo tra scienza e religione e una riflessione sul rapporto con la fede è sembrato un tema di prioritaria importanza.
Non solo la scienza, ma anche le sue applicazioni e la tecnica suscitano dibattiti etico-filosofici nell'evidente impatto antropologico e sociale che richiede una adeguata considerazione da diversi punti di vista per evitare esclusivismi di ogni sorta che riducano tutto a necessità e tecnicismo o di contro tutto a miracolistico.
I relatori, moderati da Riccardo Chiaberge, hanno messo bene in luce questo aspetto che costituiva il tema conduttore dell'incontro. Edoardo Vesentini, matematico italiano, ha puntualizzato la figura di Galileo scienziato e si è quindi soffermato a illustrare la razionalità del metodo scientifico e in particolare il metodo galileiano. Ugo Amaldi, presidente della Fondazione per Androterapia oncologica, ha sottolineato che "I problemi scientifici, come quelli discussi sinora, sono soltanto una piccola frazione delle domande "generali" che gli uomini pongono e si pongono e che possono essere classificate in problemi scientifici, questioni filosofiche e quesiti esistenziali. Nel rispondere a tutte queste domande ciascun uomo impiega tre componenti di una stessa e unica ratio, dell'unico intelletto: la razionalità scientifica - che risponde ai problemi scientifici, la ragione filosofica - che considera le questioni filosofiche, e la ragionevolezza sapienziale - che risponde ai quesiti esistenziali. Questa distinzione non è nominalismo, perché a ciascuna di queste componenti corrispondono oggetti, metodologie e criteri di verità diversi".
A sua volta il gesuita George Coyne, direttore emerito della Specola Vaticana, ha tracciato una densa panoramica storica sulle leggi di natura e finalità nell'universo a partire dalla mitologia greca alla nascita della scienza moderna fino alla nuova fisica, arrivando alla conclusione che: "È legittimo affermare che, da Platone a Newton, la controversia relativa alla parte che la matematica ha avuto nel giungere a una comprensione scientifica dell'universo si è dispiegata in una cornice religiosa. E oggi, dopo un periodo di quello che potrebbe essere definito "razionalismo ateo", si sente di nuovo da parte degli scienziati il ritornello relativo allo scoprire "la mente di Dio"".
Dialogo tra scienza e la sua applicazione e fede, pur nella "casta custodia delle frontiere" che però non devono diventare cortine e nella consapevolezza che anche la teologia è una scienza propria con uso specifico della ragione, come ricordava monsignor Ravasi, che ha terminato l'incontro richiamando una significativa frase di Max Planck: "Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno l'una dell'altra per completarsi nella mente di un uomo che vuole pensare seriamente".



(©L'Osservatore Romano - 28 novembre 20008)

martedì 25 novembre 2008

La relazione del maestro della Cappella musicale theatina, Flavio Colusso

La tredicesima seduta pubblica delle Pontificie Accademie

L'oratorio
tra musica e preghiera


Il 25 novembre, presso l'aula magna del Pontificio Consiglio della Cultura, si tiene la tredicesima seduta pubblica delle Pontificie Accademie sul tema "Universalità della bellezza: estetica ed etica a confronto". Pubblichiamo stralci della relazione del maestro della Cappella musicale theatina.


di Flavio Colusso

"Non si insisterà mai abbastanza sulla importanza culturale, formativa, sociale e spirituale della musica sacra. (...) Se sarete autentici cristiani, con il vostro canto sarete degli evangelizzatori, cioè dei messaggeri di Cristo nel mondo contemporaneo!". Così nel 1980 Giovanni Paolo ii salutava un consesso di musicisti nella Basilica di San Pietro.
Con il suo continuo rimando alle tematiche dell'arte, il Pontefice ha tentato una sfida per la quale gli artisti devono essergli riconoscenti: ricuperare il rapporto fra estetica e fede cristiana. Propongo un breve passo dalla sua lettera agli artisti, purtroppo ancora non sufficientemente diffusa proprio nell'ambito che gli sarebbe più proprio: quello degli artisti.
"Chi avverte in sé questa sorta di scintilla divina che è la vocazione artistica - di poeta, di scrittore, di pittore, di scultore, di architetto, di musicista, di attore - avverte al tempo stesso l'obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo, per metterlo a servizio del prossimo e di tutta l'umanità. (...) La differente vocazione di ogni artista, mentre determina l'ambito del suo servizio, indica i compiti che deve assumersi, il duro lavoro a cui deve sottostare, la responsabilità che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto ciò sa anche di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, e ancor meno del calcolo di un possibile profitto personale. C'è dunque un'etica, anzi una "spiritualità" del servizio artistico, che a suo modo contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo. (...) La bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani sia tale da destare in esse lo stupore!".
Con l'esortazione: "Al Cielo, al Cielo fedeli miei divotissimi, al Cielo!", tratta da un sermone seicentesco, davamo inizio alle "prediche" del ciclo integrale degli Oratori di Giacomo Carissimi, autore cui ci stiamo dedicando da ventisei anni. Abbiamo riproposto il clima di raccoglimento e partecipazione proprio dell'oratorio - e non il semplice ascolto musicale - presentando non il "genere musicale", ma le musiche scritte per l'oratorio come evento spirituale e sociale.
Come ha ben scritto Claudio Strinati, l'arte carissimiana è una "pittografia sonora" in cui il livello "è analogo, è quello di un finissimo e fervido poeta che tocca, con pari energia creativa, tutte le corde di un universo compatto e solenne, in un continuo ampliamento dell'orizzonte espressivo".
Le opere di Carissimi, come nuovi-antichi "modelli", sono definite gemme, perle, rose "degne di intessere o di riportare in vittoria la corona d'Apollo", mentre la loro esemplarità è riconosciuta come dono del cielo. Palestrina fu eletto restauratore della polifonia; Carissimi, nella metamorfosi del gusto, traspare come una specie di stella fissa e le sue teorie e i suoi "modelli" come insegnamenti aurei.
Lino Bianchi scrive che Carissimi "seppe comunicare la parola sacra con sentimento di profonda fede" e che "la caratteristica saliente del genio di Carissimi è la pietà che riesce a cogliere nella verità del dolore umano". In perfetta consonanza ritengo che "la carriera a cui mirava era assolutamente interiore, e voleva essere la carriera delle opere che sarebbero nate dallo spirito che gli dettava dentro; eleva a Oratorio le historie, i dialoghi, i mottetti con un profondo carattere epico sacro. Carissimi lo aveva in sé questo carattere. Era la luce tutta particolare del suo genio".
Cosciente che Arcta est via quae ducit ad coelum, egli applica su di sé e insegna ai suoi allievi il metodo del discernimento degli esercizi spirituali. Nell'ottica del "combattimento spirituale", la metafora della battaglia del soldato della Riforma Cattolica trova una mutazione esemplare e potente: questo nuovo soldato, riprendendo antichi elementi a vantaggio di nuovi significati, rivolge la spada - ri-componendone insieme i frammenti - verso il suo interno; nell'esercizio riscatta, in una rinnovata unità dell'homo universalis, la pienezza dell'humanitas e la grazia dell'humilitas. Frammenti che si sublimano in scene dove antico e nuovo Testamento sono colti come frutti e semi di una nuova parabola musicale. (...) Il compositore ispirato opera (...) un trasferimento di istanze che si traducono in un codice leggibile su differenti piani e a differenti livelli, e la sua musica "non deve essere composta per un vacuo diletto delle orecchie (...), affinché i cuori degli ascoltatori siano conquistati dal desiderio delle armonie celesti e dal gaudio della contemplazione dei beati", come recita la delibera sulla musica sacra in chiesa della xxii sessione del Concilio di Trento (1562).



(©L'Osservatore Romano - 24-25 novembre 2008)