lunedì 20 febbraio 2012

Opinion: Santorum Holier-Than-Thou?

Editorial board member Dorothy Rabinowitz discusses why she thinks Rick Santorum's religiosity would kill him in the general election.


From the Wall Street Journal.

mercoledì 15 febbraio 2012

Diagnosis of depression with a blood test?

A study shows that a blood test could provide useful information to identify depression: a group of researchers analyzed blood samples from 36 men and women with major depression, in search of nine substances that can serve as a marker of the disease.


When mental health care providers suspect that someone has depression, they rely on symptoms to help make the diagnosis. But some cases do slip through. Now, a new study,  according to a team of researchers from Massachusetts General Hospital, finds that a blood test may provide much-needed information for identifying this illness, which affects an estimated one in ten U.S. adults.
Researchers brought in 36 men and women with major depression, and another 43 who'd never had this problem. Everyone provided a blood sample. The researchers checked the samples for nine substances that may serve as markers of depression. One of the markers was cortisol, the so-called stress hormone. They used these measurements to create a score that pointed to whether or not each person had depression.
The blood test appeared to be a fairly accurate way to identify people with depression. The researchers say adding an objective biological test might also help doctors choose the best treatment approach and track a patient's response better.

Please check here for more

mercoledì 1 febbraio 2012

Another great qoute from Suzanne's blog today !!

The Catholic Breadbox: QUOTATION: Virtue:

«Many men sneer at virtue because it makes vice uncomfortable.»
--Archbishop Fulton J. Sheen

venerdì 13 gennaio 2012

Oggi, 13 gennaio, è Sant’Ilario di Poitiers

Dal «Trattato sulla Trinità» di sant’Ilario, vescovo

Io sono consapevole che tu, o Dio Padre Onnipotente, devi essere il fine principale della mia vita, in maniera che ogni mia parola, ogni mio sentimento, esprima te.

L’esercizio della parola, di cui mi hai fatto dono, non può avere ricompensa più ambita che quella di servirti facendoti conoscere, di mostrare a questo mondo che ti ignora o all’eretico che ti nega, che tu sei Padre, Padre cioè dell’Unigenito Dio.

Questo solo è il fine che mi propongo. Per il resto bisogna invocare il dono del tuo aiuto e della tua misericordia, perché tu col soffio del tuo Spirito possa gonfiare le vele della nostra fede e della nostra lode e guidarci sulla rotta della proclamazione intrapresa. Non viene meno infatti alla sua parola colui che ci ha fatto questa promessa: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7, 7).

Allora noi, poveri come siamo, ti chiederemo ciò che ci manca e scruteremo con zelo tenace le parole dei tuoi profeti e dei tuoi apostoli, e busseremo a tutte le porte che sbarrano il riconoscimento della verità. Ma dipende da te concedere l’oggetto della nostra preghiera, essere presente a quanto si chiede, aprire a chi bussa.

La natura è presa da una strana pigrizia e non possiamo capire ciò che ti riguarda per la debolezza della nostra intelligenza. Ma lo studio dei tuoi insegnamenti ci mette in grado di intendere la tua divinità, e la sottomissione alla fede ci innalza al di sopra della conoscenza naturale. Attendiamo dunque che tu dia slancio agl’inizi di questa impresa, causa per noi di trepidazione, che la consolidi con crescente successo e ci chiami a partecipare dello spirito dei profeti e degli apostoli, perché possiamo capire le loro parole nello stesso senso con cui essi le hanno pronunziate e le interpretiamo nel loro significato.

Parleremo, infatti, di quanto essi predicarono per tua ispirazione. Annunzieremo cioè te, Dio eterno, Padre dell’eterno e unigenito Dio. Confesseremo che tu solo sei senza nascita con l’unico nostro Signore Gesù Cristo, generato da te fin dall’eternità e da non annoverarsi fra gli dèi. Generato da te, che sei l’unico Dio e non da diversa sostanza. Crederemo che è veramente Dio colui che è nato da te, che sei veramente Dio e Padre.

Aprici dunque l’autentico significato delle parole, e donaci luce per comprendere, efficacia di parola, vera fede. Fa’ che possiamo esprimere ciò che crediamo, che proclamiamo te, unico Dio Padre, e l’unico Signore Gesù Cristo, secondo quanto ci è stato trasmesso dai profeti e dagli apostoli. Fa’ che contro gli eretici, che lo negano, sappiamo affermare che tu, o Padre, sei Dio insieme al Figlio, e sappiamo predicarne senza errori la divinità.  


giovedì 24 novembre 2011

Montserrat Figueras è morta

Si è spenta ieri, 23 novembre 2011 a Barcellona il soprano catalano: esponente di primo piano della musica antica e moglie di Jordi Savall.

 

 La notizia si è diffusa in modo discreto, ma ha colpito tutti nel profondo del cuore, seguendo peraltro le stesse modalità – discrezione e contraccolpo emotivo – con cui lei nel corso degli anni ha saputo farsi amare e apprezzare dal più vasto pubblico in tutto il mondo: Montserrat Figueras si è spenta oggi, 23 novembre, a Barcellona. La sorpresa è stata grande per molti, ancor più sconcertati dall'apprendere che questa straordinaria artista avesse già compiuto 69 anni; non tanto per la pura questione anagrafica, quanto per la sproporzione tra l'età e l'energia senza fine con cui il soprano catalano non ha mai smesso di investire la sua musica prediletta.
Abbiamo imparato a conoscerla come profetica Sibilla, sefardita in esilio, infuocata interprete di villancicos o ancora trepida voce regalata a struggenti lamenti barocchi o dolci ninnananne, attraverso decine di incisioni discografiche e centinaia di concerti con cui ha offerto il suo fondamentale contributo alla conoscenza e alla divulgazione della cosiddetta musica antica; sulle orme di un lungo viaggio artistico che ha seguito da vicino quello del marito, il celebre violista da gamba e direttore Jordi Savall, suo inseparabile compagno nella vita pubblica e privata, con il quale ultimamente è arrivata anche a esibirsi al fianco dei due figli, Arianna e Ferran.
Chi l'ha incontrata porta impresso in modo indelebile il ricordo del suo volto solare, l'eleganza del portamento, la gentilezza dei modi e la ricchezza espressiva del suo canto; i tratti di una nobiltà d'animo e di un temperamento artistico che hanno aperto le frontiere a un nuovo modo di fare musica, spalancando le porte a un'ideale di Bellezza che non non si cura delle inesorabili leggi del tempo. 

  Montserrat Figueras è stata un'interprete di primo piano in un vasto repertorio vocale che comprende la musica medievale, rinascimentale e barocca. Nata a Barcellona, in una famiglia di appassionati di musica, ha cominciato a esibirsi ancora molto giovane con Enric Gispert e Ars Musicae, prendendo le prime lezioni di canto (da Jordi Albareda) e di recitazione. Nel 1966 ha iniziato a studiare le tecniche di canto antico, dai trovatori al barocco, sviluppando un approccio personale attinto direttamente alle fonti originali, sia storiche che tradizionali, libero dalle influenze della scuola post-romantica.
Risale al 1967 il suo legame artistico e personale con Jordi Savall, rivelatosi estremamente fruttuoso nelle attività di insegnamento, ricerca e ed esecuzione., risale al 1967. L'impatto reciproco di questa duratura collaborazione sulle vite di entrambi è stato particolarmente evidente nello sviluppo di uno stile innovativo di interpretazione, caratterizzata da grande fedeltà alle fonti storiche combinato con uno straordinario potere creativo ed espressivo, che ha esercitato un'influenza decisiva sull'intero panorama musicale. Nel 1968 ha proseguito la sua formazione musicale a Basilea sotto Kurt Widmer, Andrea von Rahm e Thomas Binkley presso la Schola Cantorum Basiliensis e il Musikakedemie; nel corso degli anni Settanta si è imposta come una delle prime musiciste della sua generazione a rendersi conto di come la musica vocale anteriore al XIX secolo richiedesse un nuovo approccio tecnico e stilistico in grado di ripristinare la bellezza e l'emozione della voce, la più umana di tutte le forme di espressione, ma anche il necessario equilibrio tra canto e recitazione, con un'enfasi particolare sulla dimensione poetica e spirituale del testo.
Tra il 1974 e il 1989 è stata co-fondatrice degli ensemble Hespèrion XX, La capella Reial de Catalunya e Le Concert des Nations. Sia insieme con queste formazioni che in veste di solista, è stata una figura determinante per la riscoperta di un patrimonio musicale tanto eclettico quanto eccezionale, portando alla vita musiche ingiustamente trascurate come l'antico Canto della Sibilla, le ninnananne incluso disco Ninna Nanna, i Misteri d'Elx e Isabel I di Castiglia, senza dimenticare la sua leggendarie performance di Trobayritz, Llibre Vermell de Montserrat, Ballate sefardite, Golden Age Cancioneros, Tonos Humanos, i programmi monografici dedicati a Milan, Mudarra, Narváez, Guerrero, Victoria, Marín, Merula, Monteverdi, Frescobaldi, Caccini, Charpentier, Mozart (Requiem), Sor, i capolavori teatrali di Monteverdi (L'Orfeo) e Martín y Soler (Il Burbero di buon cuore e Una cosa rara). Si è esibita regolarmente nei maggiori festival di musica europei, americani e asiatici. Le sue oltre 60 registrazioni discografiche hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui "Grand Prix de l'Académie du Disque Français", "Edison Klasik", "Grand Prix de la Nouvelle Académie du Disque" e "Grand Prix de l'Académie Charles Cross", le candidature (2001 e 2002) e la vittoria (2011) ai "Grammy Award"; nel 2003 è stata insignita del titolo di "Officier de l'Ordre des Arts et des Lettres" dal governo francese.


sabato 19 novembre 2011

In volo verso il Benin il Papa lancia un messaggio di speranza per l'Africa


Una riserva di vitalità per il futuro


dal nostro inviato MARIO PONZI
"Se ripenso agli anni della mia gioventù, al mondo che mi circondava, oggi mi sembra di vivere su un altro pianeta". Un ricordo personale, quello raccontato dal Papa ai giornalisti che lo accompagnano in questo suo ventiduesimo viaggio internazionale, ma significativo per rappresentare l'idea che egli ha voluto dare dell'attuale panorama internazionale. Benedetto XVI dall'Africa intende consegnare un messaggio al mondo intero: per una società migliore occorre ripensare il proprio modo di vivere, superare gli egoismi personali, comprendere che solo la conoscenza di un Dio che ci ama è presente nella storia e ci permette di "perdere" la vita per dare piuttosto che per avere.
È stato lo stesso Pontefice a puntualizzare così le motivazioni del suo secondo viaggio nel continente parlando con i giornalisti durante il volo per Cotonou, la città più importante del Benin. La situazione dell'Africa, inserita nel contesto della crisi internazionale, il proselitismo delle sette, la crescita costante delle altre confessioni cristiane, il dialogo tra le religioni, i ricordi che lo legano al cardinale beninese Bernardin Gantin, sono stati gli argomenti della tradizionale conferenza stampa a bordo dell'aereo, decollato dall'aeroporto di Fiumicino qualche minuto prima delle 9 di venerdì 18 novembre.
Il primo pensiero è per il Paese che lo ospita, il Benin. Una domanda sul perché della scelta di questa nazione per consegnare il documento post-sinodale ha consentito al Papa di specificarne i motivi. Innanzitutto è un Paese di giovane democrazia - ha detto - in cui regnano la libertà e un grande spirito di convivenza. Più facile dunque che si possa costruire un futuro di giustizia sociale. Questo clima - ha poi aggiunto Benedetto XVI - rende possibile la tranquilla convivenza di tante religioni diverse, nel dialogo e nel rispetto reciproco.
L'attenzione si è quindi spostata al contesto religioso del continente africano. Al Pontefice è stato chiesto come la Chiesa cattolica possa rispondere al successo crescente di Chiese evangeliche o pentecostali, a volte autocreatesi in Africa, che propongono una fede attraente, una grande semplificazione del messaggio cristiano, insistono sulle guarigioni, mescolano i loro culti con quelli tradizionali. Il Papa non ne ha fatto una questione di sfide o di risposte da dare, ma ha indicato semplicemente le nuove strade dell'evangelizzazione dell'Africa in pochi concetti. Si tratta, innanzitutto, di mostrare l'evidenza che il messaggio cristiano non è un messaggio dal ristretto orizzonte "europeo", ma ha una dimensione universale ed è valido, dunque, per tutti gli uomini; poi va resa il più semplice possibile la sua comprensione; inoltre è necessario snellire le istituzioni affinché non risultino pesanti; infine, bisogna rendere la Chiesa partecipativa e non solo presenzialista.
A Benedetto XVI è stato chiesto conto delle numerose operazioni di peacekeeping, conferenze per la ricostruzione nazionale, commissioni di verità e riconciliazione svoltesi recentemente in Africa, con risultati a volte buoni e a volte deludenti. Durante l'assemblea sinodale, tra l'altro, i vescovi avevano sottolineato responsabilità degli uomini politici nei problemi del continente. I giornalisti hanno domandato al Papa che cosa volesse dire su questo argomento ai responsabili politici delle nazioni e quale potesse essere il contributo specifico della Chiesa per una pace durevole nel continente. Il Pontefice ha rimandato al messaggio che consegnerà all'Africa. Ma ha comunque voluto sottolineare che di parole ne sono state dette tante e di cose ne sono state fatte tante: alcune anche buone, ha riconosciuto. Spesso, però, la realtà non è stata all'altezza delle parole spese. Alla radice di ciò il Pontefice ha indicato in particolare la difficoltà che incontra l'uomo ad andare oltre il proprio egoismo. Non bastano perciò le buone intenzioni - ha incalzato - ma bisogna osare e andare oltre.
L'attenzione si è spostata poi sulla Chiesa. A Benedetto XVI è stato chiesto il senso dell'affermazione secondo la quale l'Africa sarebbe "il polmone spirituale" di tutta l'umanità, nonostante i problemi che l'attraversano. Si tratta - ha risposto il Papa - di problemi comuni a tante altre nazioni del mondo, anche se in Africa spesso assumono dimensioni drammatiche. Il Pontefice si è detto però convinto che il continente possa dare al mondo una testimonianza significativa: quella della freschezza della sua umanità, della sua fede e della sua allegria. I giovani sono in primo piano in questa testimonianza. Nessuna concessione al positivismo, che rende arida la vita umana, ma una ventata di fresco umanesimo, una riserva di vita e di vitalità per il futuro: questo può essere l'aiuto dell'Africa a un mondo in crisi.
Infine, un pensiero sul cardinale Gantin. È stato un grande amico, ma soprattutto un grande testimone - ha confidato il Papa - e un uomo di preghiera e di intensa fede. Ha ricordato di averlo conosciuto la prima volta nel 1977 in occasione della sua ordinazione episcopale. Il presule beninese era andato a Monaco per salutare uno degli allievi di Joseph Ratzinger, che era suo connazionale. Fu in quella occasione che l'allora arcivescovo di Monaco e Frisinga ebbe modo di sperimentare per la prima volta la grande umanità del cardinale, il suo umorismo, la sua profonda fede. Tra l'altro, quello studente che il cardinale Gantin era andato a visitare a Monaco oggi viaggia con Benedetto XVI verso l'Africa: è il vescovo Barthélemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura.


(©L'Osservatore Romano 19 novembre 2011)